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Agropoli: la leggenda del Testene

Agropoli: la leggenda del Testene
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Il Cilento è ricco di leggende, e molte di esse sono sconosciute per fino alla stessa gente che vive in questo territorio.

Il mio intento, con questo blog, è quello di promuovere il Cilento in tutte le sue sfaccettature, enogastronomia, borghi, eventi, tradizioni, ecc. ecc, ma ultimamente ho la necessità di “dare voce”, narrare, chi purtroppo la voce non l’ha più, e mi riferisco alle vecchiette del Cilento, che in altri tempi, sedute sulle panchine, raccontavano ai bambini, giovani e meno giovani le leggende e i racconti (fattarielli) del luogo. Mi piace ritornare indietro negli anni e immergermi in quel mondo, spero che, attraverso questi “fattarielli” riuscirete a farlo anche voi.

Se volete, alla fine dell’articolo, è possibile vedere il video della leggenda raccontata da me.

C’era una volta, tanti anni fa, sulle montagne del Cilento, un pastorello di nome Testene, il quale viveva nella più completa solitudine: oltre le sue pecorelle conosceva la madre ed il patrigno Tagliabosco.

Un brutto giorno, però, la madre di Testene morì ed il povero pastorello rimase solo al mondo, costretto a subire i soprusi del vecchio patrigno. Infatti ogni qualvolta una delle pecorelle di Tagliabosco si feriva tra i rovi, il povero fanciullo veniva picchiato con una grossa frusta che il vecchio aveva sempre con lui sulla spalla.

Testene piangeva per la fame, l’ingiustizia che doveva subire e per la nostalgia della povera madre che era volata in cielo. Più che restare nella capanna in compagnia del patrigno, Testene preferiva portare il gregge al pascolo, adagiarsi sul verde prato, sotto l’ombra dei grossi alberi, e narrare agli abitanti del bosco la sua triste storia. E così passarono i giorni…

Accadde un giorno che, mentre le pecorelle stavano pascolando attorno ad un albero, comparve il patrigno Tagliabosco, il quale subito gli si avventò contro col suo bastone e lo riempì di botte e di rimproveri.

“Così guardi le pecore? Fannullone e mangiapane a tradimento! Ma finirai di non far nulla perchè ti darò tante di quelle legnate che te ne ricorderai per tutta la vita”

Il pastorello non reagì, e con le lacrime sul viso rientrò nella capanna, ma in cuor suo pensava di farla finita e di abbandonare quel luogo. Infatti a notte inoltrata quando ormai il bosco era silenzioso, il pastorello con la bisaccia sulle spalle si alzò e fuggì da quel luogo che gli aveva procurato tanta tristezza. Così iniziò a camminare…

Per prima incontrò una civetta che lo scoraggiò:

“Dove credi di andare. Tagliabosco tra poco si metterà a seguire le tue orme, ti raggiungerà e ti romperà la frusta sulla schiena. Ritorna sui tuoi passi piccolo ingrato.”

“Ma io non voglio ritornare dal mio patrigno, mi dispiace solo di aver abbandonato le mie pecorelle alla merce’ di quell’uomo cattivo”, esclamò il pastorello. E riprese il suo cammino.

Incontrò un lupo:

“Dove credi di andare? Se non ti raggiungerà lui lo farò io e ti ucciderò e mi ciberò del tuo corpo per una settimana”.

Poi comparì anche un serpente uscì dalla sua tana:

“Ma non vedi che è ancora notte e tu ti azzardi ad uscire da solo per il nostro regno. Ringrazia che sto ancora in letargo, altrimenti ti avrei avvolto e soffocato”.

Il pastorello proseguì. Intanto Tagliabosco scoprì che Testene era scappato e si mise ad inseguirlo nel bosco:“Fermati figlio d’un cane” urlò mentre correva.

Il vento del mattino riportò alle orecchie del pastorello le minacce del patrigno. Testene incominciò a correre fin quando non giunse presso una fonte e qui si fermò per ristorarsi.

“Povero figliuolo, se ti raggiungerà ti riempirà di botte”, sentì urlare.

“Ma chi parla?” Domandò il pastorello, non sapendo da dove veniva la voce.

“Sono la fonte. Sono io che parlo e compiango la tua sorte”…

Mentre Testene cercava di interloquire con la fonte, da dietro comparve Tagliabosco che si avventò contro di lui e iniziò a riempirlo di botte. Testene sotto la dolorosa azione del patrigno,prese a piangere. Le sue lacrime si riversarono nella fonte.

Questa le accettò tutte ed infine, lo accolse nel suo grembo, per sottrarlo all’ira del crudele e barbaro padre.

Testene non smise mai più di piangere e le sue lacrime scorrono ancora oggi, là sulla cima del Montestella, alimentando la fonte.

E dal suo nome, Testene, la fonte prese il nome, a perenne suo ricordo.

Per vedere il video: CLICCA QUI

 

Aldo Olivieri
Aldo Olivieri

Autore Articolo

Vive nel Cilento da quando aveva 5 anni. Dal 2011 ha deciso di dedicarsi al suo territorio, prima nel forum dei giovani, nell’associazionismo locale e poi nella pro loco. Dopo varie esperienze di organizzazione, promozione, realizzazione di iniziative, valorizzazione territoriale, e aver conseguito la laurea in Scienze Turistiche, nel 2017, ha aperto la pagina facebook: Hitourist-Esplora il Cilento, dove, attraverso video, foto, dirette ed articoli, fa conoscere il territorio cilentano in tutte le sue sfaccettature. Gli piace scoprire sempre nuove curiosità, ma soprattutto ama la sua terra.